Articoli - ScienTiamo

Animated textheadlineswords

Animated textheadlineswords

Animated textheadlineswords

Vai ai contenuti

Il segreto delle zebre

ScienTiamo
Pubblicato da in Zoologia · 23 Settembre 2019
Tags: zebrezebrastriscepoisanimalicuriositàzoologia
È notizia di queste settimane la scoperta di un cucciolo di zebra con un manto “a pois”, fotografato in Kenya. “Tira”, questo il suo nome, deve la sua appariscente caratteristica ad una mutazione genetica in relazione all’espressione della melanina, che induce la condizione di “melanismo” o, in questo caso, “pseudo-melanismo”, in quanto aumento di volume di strisce già presenti.




 
Questo fenomeno è piuttosto diffuso tra i mammiferi: è il caso della “pantera nera”: con questo termine, dal punto di vista zoologico, ci si riferisce a giaguari o leopardi, che presentano melanismo, tanto che in alcuni casi è persino possibile osservare sul manto le macchie caratteristiche. In alcune popolazioni di giaguari, il melanismo è presente con percentuali molto elevate, in quanto si tratta di una caratteristica funzionale, laddove c’è una bassa luminosità, che favorisce la sopravvivenza dell’individuo e quindi anche della mutazione.


Pseudomelanismo nel genere Panthera

 
Sicuramente meno diffuse sono le zebre melaniche che, in effetti, non hanno probabilità di sopravvivenza così elevate. “Perché?” chiederete voi, “beh perché non hanno le strisce” vi risponderei io, “e a che servono le strisce?” chiederete voi e tutti gli scienziati del mondo. In effetti, dietro al motivo per cui questi animali abbiano il manto zebrato c’è una diatriba scientifica piuttosto complessa.



Prima ipotesi: confondere il predatore
Sicuramente, una prima ragione potrebbe essere quella di confondere il predatore. Questa ipotesi è stata in particolar modo studiata da Amanda Melin nello studio del 2016 pubblicato su Plos One. Lo studio ha valutato il sistema visivo del leone, per cercare di comprendere quanto le strisce possano rendere criptico l’animale. Considerando la foto sottostante, appare chiaro che le zebre siano effettivamente poco visibili in un sistema boschivo come quello nella foto c. Peccato che la gran parte delle zebre trascorrano il proprio tempo assaporando le erbette della savana (foto a), solitamente caratterizzata da distese di erba bassa. Le strisce le rendono, anzi, molto più facili da localizzare, rispetto ad altri erbivori che vivono nella stessa area e che hanno un manto uniforme.


 
Seconda possibilità: termoregolazione
E allora a che servono le strisce? Una seconda ipotesi è quella che ci sia una correlazione tra strisce e temperatura, ossia che il manto zebrato aiuti l’animale nella termoregolazione. Questa possibilità trova seguito nello studio di Alison Cobb: andando a misurare la temperatura dell’animale a livello delle strisce, questa è risultata più alta della parte bianca. La differenza di temperatura, secondo Cobb, provoca la formazione di vortici di aria che evitano il surriscaldamento dell’animale. In altre parole, come l’uomo, anche la zebra quando ha caldo suda e le strisce favoriscono la dispersione del calore.  

Terza possibilità: allontanare gli insetti
In aggiunta a questa possibilità, se ne aggiunge una terza: le strisce sembrano essere un mezzo per allontanare gli insetti ematofagi. In un articolo pubblicato su Plos One nel 2019 si è osservata l'incapacità delle mosche cavalline di posarsi sul manto zebrato. Da lontano l’animale viene riconosciuto, ma una volta giunto nelle vicinanze, l’insetto è disorientato dalle strisce e non riesce a “frenare” in tempo, per cui tocca la zebra e si allontana.

Non sappiamo quale tra queste sia l’effettiva ragione per cui le zebre abbiano le strisce o se si tratti di un mix delle sopra elencate; sappiamo solo che la piccola Tira non potrà godere di nessuna di esse e che, quindi, il suo destino non appare così roseo.





Per contatti e collaborazioni: scientiamo@gmail.com
Per contatti e collaborazioni:
scientiamo@libero.it
Per contatti e collaborazioni:
scientiamo@libero.it
Torna ai contenuti