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Internet ci rende stupidi? - La memoria

ScienTiamo
Pubblicato da in Psicologia · 23 Gennaio 2019
Tags: scienzapsicologiapsichementememoriacervellodivulgazione
Internet ci rende stupidi?
La memoria

Eccoci giunti alla terza tappa del nostro viaggio neuro scientifico!
I due articoli precedenti ci hanno mostrato la biologia delle cellule cerebrali e come esse siano in grado di comunicare tra loro, formando dei veri e propri circuiti.
Oggi tratteremo una delle principali funzioni psichiche: la memoria.
 
La memoria
La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni o, in altre parole, quella funzione psichica o mentale volta all'assimilazione, alla ritenzione e al ricordo di informazioni apprese.
Memoria e apprendimento sono strettamente connessi tra loro: è possibile ricordare un’informazione solo se vi è stato un precedente apprendimento.



Questi due processi implicano tre fasi fondamentali:
  • la fase di codifica, durante la quale l’informazione da apprendere viene elaborata
  • la fase di immagazzinamento, durante la quale alcune delle informazioni elaborate nella fase di codifica vengono trasferite in memoria
  • la fase di recupero, durante la quale alcune delle informazioni immagazzinate vengono recuperate o ricordate.

Negli anni, numerose sono stati le teorie e i modelli formulati per spiegare la struttura della memoria umana. Noi ci limiteremo a spiegare la differenza tra i vari tipi di memoria e come l’uso eccessivo della tecnologia ne influenza il processo.

Diversi tipi di memoria
Il più diffuso criterio di classificazione della memoria si basa sulla durata della ritenzione del ricordo (ovvero della sua permanenza in uno specifico “settore” della memoria).

E’ possibile distinguere, quindi:
 
  • la memoria sensoriale, un processo in grado di memorizzare informazioni sensoriali (uditive, visive, tattili, olfattive, gustative) per la durata di pochi secondi o millisecondi
  • la memoria a breve termine (MBT), in grado di trattenere le informazioni per qualche minuto. Essa viene suddivisa in:
      • memoria di lavoro (MdL), che contiene informazioni mantenute in memoria per uno scopo;
      • memoria iconica, sperimentata quando uno stimolo visivo, pur essendo terminato, continua a persistere per qualche istante;
      • memoria ecoica, sperimentata quando uno stimolo uditivo, pur essendo terminato, persiste per qualche istante.
  • la memoria a lungo termine (MLT) che viene suddivisa in:
      • memoria semantica, legata alla comprensione del linguaggio; si riferisce ai significati delle parole e dei concetti;
      • memoria episodica, relativa agli eventi (ad esempio, la memoria episodica autobiografica è relativa agli eventi della nostra vita);
      • memoria procedurale (implicita), relativa alle azioni e procedure automatiche per eseguire comportamenti complessi;
      • memoria dichiarativa (esplicita), relativa alle informazioni comunicabili, che vengono richiamate consciamente.
         
La memoria a lungo termine può conservare le informazioni acquisite per giorni oppure tutta la vita!



Come la tecnologia influenza questo sistema perfetto di immagazzinamento delle informazioni? Ve lo spieghiamo con degli esempi.
 
La memoria di lavoro svolge un ruolo significativo nel trasferimento dell’informazione nella memoria a lungo termine e nella creazione del nostro personale bagaglio di conoscenze.
È come se la memoria di lavoro fosse un blocco per gli appunti e la memoria a lungo termine l’archivio nel quale i vari blocchi sono contenuti.



La profondità dell’intelligenza dipende dalla capacità di trasferire informazioni dalla memoria di lavoro (MdL) alla memoria a lungo termine (MLT) e di inserirle in schemi concettuali; diversamente della memoria a lungo termine (che ha una capienza piuttosto ampia), la memoria di lavoro è, tuttavia, in grado di contenere solo una piccola quantità di informazioni. Provate a pensare di riempire una vasca da bagno con una tazzina da caffè: è quello che succede nel trasferimento di informazione dalla MdL alla MLT.

Regolando la velocità e l’intensità del flusso informativo, invece, i media esercitano una forte influenza su questo processo. Quando leggiamo un libro,infatti, il quantitativo di informazioni che la memoria di lavoro si trova ad elaborare è pari all’acqua contenuta nella tazzina ed è regolato dalla velocità della nostra lettura. In questo caso, quindi, la velocità e l’intensità del flusso informativo può essere ben sostenuto dalla memoria di lavoro; quando, invece, acquisiamo informazioni attraverso la rete, il web ci fornisce infinite pagine colme di informazioni, ulteriormente arricchite da link e banners pubblicitari che incrementano notevolvemnte le nozioni da acquisire. E’ come se ci trovassimo a dover gestire fiumi di acqua con la nostra povera, piccola tazzina: una missione impossibile!

Questo flusso ingestibile di informazioni è detto “carico cognitivo”: quando il carico eccede la capacità della mente di archiviare ed elaborare dati, non siamo in grado di assorbire nuove informazioni o di creare collegamenti con ciò che abbiamo già archiviato nella nostra memoria a lungo termine e cerchiamo distrazioni per smorzarlo. Ciò si ripercuote sull’attenzione, la comprensione, l’immagazzinamento di informazioni e quindi, la memoria.

Incredibile, vero?

 



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