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Internet ci rende stupidi? - La neuroplasticità

ScienTiamo
Pubblicato da in Psicologia · 16 Gennaio 2019
Tags: scienzaneuroscienzescienzeplasticitàcervellosinapsi
Internet ci rende stupidi?
 
La neuroplasticità

 
Eccoci giunti alla seconda tappa del nostro viaggio nel mondo delle neuroscienze.
 
Nel precedente articolo abbiamo spiegato la struttura e la funzione dei neuroni e della glia, le principali cellule cerebrali. Oggi, invece, spiegheremo cosa si intende per neuroplasticità.
Prima, però, è necessario spiegare come avviene la comunicazione tra i neuroni.
Quindi, iniziamo!

Come già detto, i neuroni sono le cellule cerebrali che si occupano della comunicazione e ciò avviene attraverso dei segnali elettrici generati dalla cellula.
 
I tipi di comunicazione a cui il neurone è deputato sono essenzialmente due:
 
  • la comunicazione transmembrana;
  • la comunicazione sinaptica.
   
Ai fini del percorso che abbiamo scelto di seguire, approfondiremo esclusivamente la comunicazione sinaptica (alla vostra curiosità lasciamo il compito di approfondire gli altri aspetti della comunicazione transmembrana)!

Le sinapsi e la comunicazione sinaptica

Al livello della membrana cellulare viene prodotto un segnale elettrico; poiché l’assone del neurone non è un buon conduttore, il segnale viene amplificato da uno speciale sistema di amplificazione, il potenziale d’azione, che permette alla corrente di percorrerlo fino a giungere al bottone sinaptico, estensione della parte finale dell’assone, che si lega ai dendriti o al corpo cellulare dei neuroni limitrofi, innescando una reazione a catena, lungo un circuito neuronale.


Si possono distinguere due tipi di sinapsi:
 
  • le sinapsi elettriche, nelle quali la corrente elettrica fluisce attraverso le giunzioni comunicanti, strutture costituite da coppie di canali allineati (sia nella membrana presinaptica che in quella postsinaptica) che collegano il neurone a monte (presinaptico) e il neurone a valle (postsinaptico);

  • le sinapsi chimiche, che rendono possibile la comunicazione tra cellula e cellula attraverso il rilascio di neurotrasmettitori, sostanze in grado di attivare (o inibire) specifici recettori delle cellule postsinaptiche.


In foto: 1) sinapsi elettrica, 2) sinapsi chimica

La plasticità sinaptica
L’insieme dei contatti sinaptici tra i neuroni costituisce il “cablaggio” fondamentale dei circuiti dell’encefalo. Questi contatti formano i circuiti neuronali, una sorta di rete costituita di neuroni, i quali si influenzano tra loro.
 
Tuttavia, a differenza del cablaggio di un apparato elettronico, (come, ad esempio, di un computer) la connettività a livello delle sinapsi è una struttura dinamica che si modifica continuamente in risposta all’attività sinaptica ed altri fattori ambientali (come l’utilizzo massivo delle tecnologie!).
Queste modificazioni dinamiche della trasmissione sinaptica originano da numerose forme di plasticità, che si differenziano per la loro scala temporale (che varia da millisecondi ad anni!).





È possibile distinguere due tipologie differenti di plasticità:
 
  • le forme di plasticità a breve termine, che inducono variazioni nella quantità di neurotrasmettitore rilasciato della terminazione presinaptica in risposta a potenziali d’azione presinaptici della durata di pochissimi minuti (due al massimo);

  • le forme di plasticità a lungo termine, che inducono, invece, variazioni nella trasmissione sinaptica per periodi di 30 minuti o di gran lunga superiori! Proprio per la loro durata, si ritiene che queste forme di plasticità siano alla base dei processi di apprendimento e memoria (i quali rappresentano le forme di plasticità più durature, dal momento che persistono addirittura per anni) e rappresentino i fondamenti più probabili delle modificazioni persistenti delle funzioni cerebrali.

   
La plasticità è dunque la capacità del cervello di modificarsi e ristrutturarsi in continuazione!  

Questo potenziale di adattamento del sistema nervoso permette addirittura al cervello di ristabilirsi da disturbi e lesioni e può ridurre gli effetti di alterazioni strutturali prodotte da patologie come la sclerosi multipla, il Parkinson, il deterioramento cognitivo, il morbo di Alzheimer!


La plasticità diminuisce con l’invecchiamento (si parla di decadimento cognitivo proprio per indicare prestazioni sempre peggiori nell’esercizio delle principali funzioni cognitive come l'attenzione, la memoria, la produzione e la comprensione del linguaggio, l'apprendimento, il ragionamento, il problem solving e il processo decisionale).
 
Tuttavia, la plasticità cerebrale non si arresta mai!







Ecco a voi un circuito neuronale mentre si segue un programma di stimolazione cognitiva. Una stimolazione cognitiva adeguata permette al cervello di costruire nuovi circuiti neuronali e di migliorare la comunicazione sinaptica.
 
Affascinante, vero?






 



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