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Internet ci rende stupidi? - Lettura e scrittura: la storia

ScienTiamo
Pubblicato da in Psicologia · 30 Gennaio 2019
Tags: psicologialeggereletturascritturascienzeinternet
Internet ci rende stupidi?
Lettura e scrittura: la storia
Ben trovati!
Eccoci al 4° appuntamento con il mondo delle neuroscienze. Gli articoli precedenti ci hanno svelato la struttura e le funzioni dei neuroni e come la memoria possa essere influenzata dal mondo digitale.

Oggi tratteremo di altre abilità fondamentali: la lettura e la scrittura, spiegando la loro evoluzione nella storia.
Lettura e scrittura: la storia
Le storie di queste due abilità sono intrecciate da sempre.
Si ritiene che la scrittura è stata inventata indipendentemente in almeno due luoghi:
-          in Mesopotamia, in particolare dagli antichi Sumeri, intorno al 4000 a.C.;



-          in Mesoamerica, più precisamente in Messico, intorno al 600 a.C..

 
 
Ai Sumeri è da attribuire anche un’altra invenzione: sono stati i primi a utilizzare un materiale speciale per la scrittura: delle tavolette di argilla, sulle quali incidere i loro caratteri cuneiformi. Di certo un’invenzione rivoluzionaria, se non fosse decisamente complesso trasportare e conservare tutte quelle tavolette.




Gli Egizi risolsero questo problema utilizzando i papiri, piante di fiume dalle fibre robuste che pressate e attaccate attraverso la loro stessa resina, formavano vere e proprie tele bianche, lisce e molto adatte alla scrittura. Una volta asciutte, queste tele venivano arrotolate e trasportate con facilità.




Anche i Greci e i Romani inizialmente scelsero il papiro, ma presto lo sostituirono poiché era diventato eccessivamente costoso importarlo e lavorare la pelle animale richiedeva troppo lavoro. Decisero, quindi, di utilizzare tavolette di cera: legate fra loro con strisce di pelle, costituivano veri e propri libri, compatti e facilmente trasportabili. Un difetto, tuttavia, presto emerse: le scritte su cera erano facilmente cancellabili!
Si pensa che fu questo particolare modo di archiviare le tavolette ad ispirare un anonimo artigiano di Roma che, poco dopo la nascita di Cristo, decise di unire diversi fogli di pergamena (derivata dalla pelle di bovini e ovini, e pertanto non particolarmente economica) all’interno di due rettangoli di pelle rigidi: ecco a voi il primo libro!
 

Anche se la tecnologia del libro procedeva spedita, il retaggio del mondo orale condizionava ancora il modo in cui le parole venivano scritte e lette sulle pagine. La lettura silenziosa era infatti sconosciuta nel mondo antico: i testi erano quasi sempre letti ad alta voce, sia che il lettore fosse solo sia che si trovasse in gruppo.
 
Nella scrittura antica non c’erano spazi a separare le lettere. Questo tipo di scrittura è detta “scriptura continua” e riflette il fatto che il linguaggio scritto provenisse originariamente dal parlato. Quando parliamo, infatti, non inseriamo pause tra le parole, ma emettiamo lunghe sequenze di sillabe.
La mancanza di spazi tra le parole rappresentava un carico cognitivo notevole: l’analisi dei testi era lenta e la lettura dei libri era faticosa. Per questo nessuno leggeva in silenzio. Scandire le parole era fondamentale per analizzare il testo!
 
Nel corso del Medioevo, il numero dei letterati andava aumentando considerevolmente e la lettura divenne un’abitudine privata, facilitata dall’introduzione di nuove regole di scrittura. La presenza di spazi tra le parole alleviava lo sforzo cognitivo necessario per decifrare il testo e rendeva così possibile leggere velocemente, silenziosamente.
I lettori non diventarono soltanto più abili, ma si fecero anche più attenti: leggere in silenzio un libro richiedeva la capacità di concentrarsi intensamente per un lungo periodo di tempo.
 
La lettura approfondita non è un esercizio passivo: le regioni cerebrali, attivate durante la lettura profonda di un testo, spesso rispecchiano quelle coinvolte in attività simili che vengono intraprese, immaginate o osservate nel mondo reale. In sintesi, leggere in maniera attenta e concentrata coinvolge gli stessi circuiti neuronali impiegati quando osserviamo un evento della vita reale!

Intorno al 1445, Gutenberg vide la possibilità di automatizzare la produzione di libri e di altre opere scritte, sostituendo il vecchio scriba con una macchina per la stampa (l’antenato delle moderne stampanti!) che avrebbe prodotto i libri più velocemente.
 
La repentina riduzione dei costi di produzione dei libri fu favorita anche dall’uso della carta (di invenzione cinese) che sostituì in pieno le più costose pergamene.
 
 
La crescente disponibilità di libri economici diede un forte impulso ai processi di alfabetizzazione del popolo con due conseguenze:
 
  • grosse porzioni di popolazione potevano scambiarsi opinioni e pensieri sempre più complessi, favorendo il successivo sviluppo del pensiero scientifico;  
  • le abilità di lettura e scrittura aumentarono esponenzialmente le connessioni tra i neuroni, permettendo così lo sviluppo di nuovi circuiti neuronali!
 
Che storia affascinante! Nel prossimo articolo vi spiegheremo come le tecnologie possano influenzare questi processi!






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