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Brr! Ondata di gelo del 3-5 Gennaio: merito dell'ASES

ScienTiamo
Pubblicato da in Ambiente · 10 Gennaio 2019
Tags: meteoscienzadivulgazione
Una massa di aria gelida di origine artico-marittima, proveniente dalla Scandinavia, ha investito tra il 3 e il 5 gennaio l’Europa orientale, i Balcani e successivamente il Mediterraneo, accompagnata da forti venti di Tramontana e temperature al suolo che difficilmente si sono allontanate dagli 0°C.



E’ stata Venerdì 4 gennaio la giornata più fredda, quando, posizionatosi il nucleo più gelido sul Mar Ionio, vere e proprie bufere di neve si sono spinte sin sulle coste del medio-basso Adriatico.

Tutto merito del cosiddetto “Adriatic Sea Effect Snow “ (ASES): bande nuvolose, spesso semi-stazionarie, che danno vita a fenomeni irregolari, alcune volte isolati. Ogni anno, quando le irruzioni fredde colpiscono l’Italia, il Mediterraneo reagisce dando vita a questo fenomeno, largamente descritto negli studi americani sui Grandi Laghi.
Affinchè il fenomeno si verifichi è necessario che tra la superficie liquida, sia essa un lago o un mare, investita  dalla massa d’aria fredda, e quest’ultima vi sia una differenza di temperatura di almeno 16°C.
Per avere neve in pianura e sulle coste dell’Adriatico, le termiche in quota, infatti, debbono necessariamente raggiungere i -7/-10°C a 850hPa (circa 1500 m di quota).

 
Cosa accede quando la massa di aria fredda colpisce l’Adriatico?
 
La massa di aria fredda in entrata, una volta attraversato l’Adriatico, solleva calore e umidità, complice la mite temperatura del mare. Inevitabilmente infatti, l’aria fredda, più pesante, scalza verso l’alto l’aria più tiepida fornita dal bacino, sollevandola veementemente poiché più leggera. Per convezione iniziano a crearsi così piccoli cumuli che, man mano che proseguono sulla superficie, si ingrandiscono ulteriormente, apportando forti rovesci sulla terraferma, nevosi se le termiche lo permettono.

 
 
Lo scatto del satellite NASA di venerdì 4 gennaio: si notano le bande nuvolose che si formano sul mare e colpiscono in maniera irregolare il medio-basso versante adriatico italiano.

 
Gli accumuli più importanti si verificano, però, a quote collinari o montuose (Appennino), quando i cosiddetti “trenini” nuvolosi sono “costretti” ad un sollevamento forzato, in seguito all’impatto di questi ultimi sui rilievi (stau). Per questo gli accumuli maggiori si verificano nell’entroterra dove essi possono localmente superare anche il metro di neve (come a Capracotta in Abruzzo, o in Molise).
 
L’eventuale irregolarità dei fenomeni è strettamente connessa alla mancanza di una circolazione depressionaria strutturata, ovvero che colpisca direttamente il nostro paese (i diretti interessati sono infatti i Balcani). Questa condizione lascia, dunque, proprio all’ASES il compito di far scaturire le eventuali precipitazioni.
Accade così che alcune zone restino a secco, mentre altre vengano letteralmente investite dal maltempo. Ecco un esempio pratico: durante questa ondata di gelo e neve, in città quali Bari e Pescara, le nevicate non hanno registrato accumuli se non sporadici, complice il forte vento che ha spinto l’umida aria marittima sulla costa.

E bene dunque in queste circostanze diffidare di eventuali applicazioni meteo, recanti informazioni “dettagliate” su accumuli e orari in cui si verificheranno le precipitazioni, dati i numerosi fattori che concorrono al fenomeno e la sua rinomata irregolarità. Se vi fossero certezze infatti, non parleremmo di previsioni.
 
Intanto in questi giorni una nuova massa d’aria fredda si sta avvicinando all’Italia, e porterà forti venti e nevicate che potranno spingersi sino a quote collinari.   






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