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Quando un sito è contaminato? L'iter di una bonifica

ScienTiamo
Pubblicato da in Ambiente · 11 Febbraio 2019
Tags: ambienteambientalebonificaiterdibonificacontaminazione
Martedì 5 febbraio a Bari è avvenuto il sequestro della macroarea in Via Oberdan, vicino l’ex palazzo delle poste Inpdap. Nell'indagine è ipotizzato il reato di omessa bonifica (L. 68/2015) "per il superamento - spiegano gli inquirenti - delle Csc (Concentrazione di sostanze contaminanti) nelle acque di falda, seguente alla mancata bonifica integrale del sito già in parte interessato da opere di recupero ambientale".

Ma quando un sito è contaminato e quando è opportuno procedere con un intervento di bonifica?

Le norme in tema di bonifica sono contenute nel titolo V della parte IV del Dlgs 3/4/2006 n. 152, il quale disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti.


 
Per stabilire quando nel singolo sito scatta l’obbligo di attivare le procedure di bonifica, il Dlgs 152/2006 distingue tra:
  1. concentrazioni soglia di contaminazione (Csc)
  2. concentrazioni soglia di rischio (Csr).

  1. Per ogni matrice (acqua, suolo ecc.) esistono specifiche Csc definite come “livelli di contaminazione”, che costituiscono valori al di sopra dei quali serve intervenire con caratterizzazione sito specifica e analisi di rischio (come individuato dall’art 240, comma 1, lett.b del suddetto decreto); nel caso però il sito sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al “valore di fondo” esistente per tutti i parametri superati. I “valori di fondo” indicano una soglia di concentrazione di una sostanza, corrispondente all’assenza di alterazioni antropogeniche, o alla presenza di alterazioni limitate, rispetto a condizioni inalterate.

  2. Per Csr (concentrazione soglia rischio) definiamo un livello di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso, con analisi di rischio sito specifica e sulla base dei risultati ottenuti dal piano di caratterizzazione, il cui superamento richiede la messa in sicurezza e bonifica; i livelli di concentrazione così definiti sono “livelli di accettabilità” per il sito.

Distinguiamo un sito potenzialmente contaminato quando vengono superate le concentrazioni soglia contaminazione, mentre un sito è contaminato quando vengono superate le concentrazioni soglia rischio.

Secondo il Dlgs 152/2006, ad un evento potenzialmente contaminante o con individuazione di contaminazione storica con potenziale rischio immediato, segue un iter ben preciso.
 
Entro le 24h il soggetto responsabile deve inviare una comunicazione a Comune, Provincia, Prefetto e Regione, a cui segue un’indagine preliminare e, qualora accerti il superamento delle Csc, si esegue un piano di caratterizzazione da presentare a comune, provincia e regione entro 30 giorni dall’invio della comunicazione.
Se, invece, dovesse verificarsi un rispetto delle Csc, si procede all’invio di un’autocertificazione del non superamento e del ripristino area con successivo controllo di quanto autocertificato da parte di Arpa.



 
Il piano di caratterizzazione viene valutato e nel caso approvato dalla Conferenza dei Servizi entro circa un mese: da quel momento in poi il soggetto responsabile ha la possibilità di elaborare e presentare entro 6 mesi un’analisi di rischio sito specifica. La conferenza dei Servizi ha 2 mesi per approvarla e svolgere l’istruttoria in contradditorio con il responsabile che riceve un preavviso di almeno 20 gg; l’approvazione dell’analisi di rischio rappresenta l’ultimo step della caratterizzazione.
 
Se dall’analisi emergono concentrazioni inferiori alle Csr, si ha la chiusura del procedimento ed eventuale richiesta di monitoraggio da parte della Conferenza dei Servizi; il soggetto allora presenta un programma di monitoraggio e, nel momento in cui lo stesso è approvato, viene presentata una relazione tecnica delle attività di monitoraggio a Regione e Provincia (art. 242 comma 6). Se le concentrazioni superano le Csr, il soggetto ha 6 mesi per presentare una messa in sicurezza operativa di bonifica (art.242 comma 7). Dopo 2 mesi la Conferenza dei Servizi può decidere di approvarla; segue così una relazione tecnica Arpa, relativa al completamento degli interventi e alla conformità del progetto. L’iter si conclude con una certificazione di avvenuta notifica (art.242 comma 2) alla Regione.

L’art. 452 terdecies c.p., a differenza dell’art. 257 Dlgs 152/2006, imputa l’obbligo di bonifica non solo a chi è prescritto per legge, ovvero l’autore della contaminazione, ma anche a colui che ha ricevuto l’ordine dall’autorità pubblica o dal giudice e prevede la contestazione del delitto anche in caso di omesso ripristino e di omesso recupero dello stato dei luoghi.

Certo è che l’introduzione nel nostro codice penale del titolo VI bis intitolato “Delitti contro l’ambiente” finalmente adegua la nostra legislazione ordinaria ai precetti costituzionali e alle direttive europee in materia ambientale.







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