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Winnie the Pooh e il Bosco dei 100 disturbi mentali - 3 Parte

ScienTiamo
Pubblicato da in Psicologia · 20 Marzo 2019
Tags: psicoogiawinniethepoohdisturbimentalimalattie
Winnie the Pooh e il Bosco dei 100 disturbi mentali
Eccoci all’epilogo di questo breve percorso sperimentale che ci ha visti alle prese con l’analisi dei simpaticissimi personaggi del Bosco dei 100 Acri.
Negli articoli precedenti abbiamo avuto modo di conoscere il profilo psicologico di Winnie, Pimpi, Tigro, Tappo, Hi Ho e Uffa.
Oggi, invece, conosceremo gli ultimi tre personaggi dei racconti di Milne: la mamma canguro  Kanga, il piccolo Ro e Christopher Robin, il bambino la cui fantasia da vita alle avventure dei nostri amici animati.
Christopher Robin è affetto da schizofrenia, disturbo particolarmente complesso che porta ad una distorsione della percezione della realtà. Ciò è sicuramente evidente in Christopher: questo disturbo lo porta ad avere allucinazioni in cui immagina che i suoi giocattoli sono vivi,  gli parlano e interagiscono con lui.
Ci teniamo a sottolineare che i racconti di Milne non sono un invito a fare uso di sostanze illegali: le allucinazioni di Christopher  non hanno nulla a che vedere con cannaboinoidi e derivati.


Per la diagnosi di schizofrenia, devono essere presenti sintomi quali:
- deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico. Questi sintomi vengono definiti positivi poiché aggiungono qualcosa al funzionamento standard dell’individuo;
-sintomi negativi, come una diminuzione dell’espressione delle emozioni o abulia. Questi sintomi sono così definiti poiché riducono il funzionamento dell’individuo.
I sintomi devono essere presenti per almeno sei mesi in modo continuativo, periodo che deve comprendere almeno un mese di sintomi positivi.
Il disturbo non deve essere attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza o a un’altra condizione medica.
La schizofrenia è inserita nei disturbi dello spettro della schizofrenia.

Kanga, la mamma del Piccolo Ro, soffre della sindrome della leonessa.
Questa sindrome trova la sua origine nel regno animale: la femmina di leone è una madre estremamente protettiva nei confronti dei suoi cuccioli, tanto da aver dato il nome a un comportamento umano, quello delle madri che soffrono di estrema gelosia nei confronti del rapporto con i propri bambini. Si tratta di un comportamento ossessivo che non lascia spazio alla razionalità e al buon senso. Se Kanga non riesce ad avere il pieno controllo di suo figlio, infatti, diventa immediatamente ansiosa.
Ancora una volta, vi invitiamo a non attribuire a vostra madre alcun disturbo mentale: ci teniamo alla vostra incolumità!
La sindrome della leonessa non è un disturbo elencato nel DSM-5.


Ro, Il cucciolo di Kanga, nonostante le eccessive attenzioni di sua madre, si trova spesso in posti e situazioni pericolose e questo sempre senza rendersene conto. Ma, quando è con la mamma, resta sempre sulle sue, in silenzio, con un atteggiamento particolare, come se fosse “lontano dalla realtà che lo circonda”. Anche in questo caso i sintomi non sono conseguenza di qualche spinello di troppo!  Questi, infatti,  sono i tipici segnali di disturbo dello spettro autistico (ASD).

Secondo il DSM, per formulare una diagnosi di disturbo dello spettro autistico devono essere presenti deficit persistenti nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale e il soggetto deve possedere dei pattern di comportamento, interessi o attività ristretti e ripetitivi. I sintomi devono essere presenti nel periodo precoce dello sviluppo e causare compromissione  significativa del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
I disturbi dello spettro autistico sono inseriti nei disturbi del neurosviluppo.

Per riflettere…
Attraverso questo esperimento abbiamo cercato di portare luce nell’oscuro mondo del disturbo mentale, quell’affezione patologica che colpisce la sfera cognitiva, affettiva, comportamentale o relazionale di una persona in modo disadattivo, ovvero sufficientemente forte da rendere problematica l’integrazione socio-lavorativa e/o causare una sofferenza personale. Quando il disturbo diventa particolarmente importante, durevole o invalidante si parla spesso di malattia mentale. Le malattie mentali sono dunque alterazioni psicologiche e/o comportamentali relative alla personalità dell’individuo che causano pericolo o disabilità e non fanno parte del normale sviluppo psichico della persona.
Sicuramente, affrontare un disturbo mentale (ma anche solo accettarlo e riuscire a parlarne) richiede un enorme sforzo personale, che va necessariamente integrato con il supporto di professionisti accreditati.

Purtroppo, però, la salute mentale è spesso considerata secondaria a quella fisica ed è addirittura oggetto di etichettamento e scherno. Ci teniamo a sottolineare che la figura dello psicologo non è utile solo ed esclusivamente per affrontare un disturbo mentale: si può far ricorso ad un professionista della salute mentale non solo per una affezione conclamata, ma anche, più semplicemente, per comunicare preoccupazioni o disagio, in modo da prevenire eventuali psicopatologie.

Il nostro esperimento nel fantastico Bosco dei 100 Acri è terminato, ma altri personaggi del mondo fantasy potrebbero fornirci ottimi spunti per riflettere ancora sulla psicopatologia e la prevenzione della salute mentale.
Voi restate connessi!






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