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Winnie the Pooh e il Bosco dei 100 disturbi mentali - Parte 2

ScienTiamo
Pubblicato da in Psicologia · 13 Marzo 2019
Tags: psicologiawinniethepoohpersonaggi
Winnie the Pooh e il Bosco dei 100 disturbi mentali

Eccoci giunti alla seconda fase di questo divertente esperimento: riconoscere alcuni dei disturbi mentali elencati dal DSM nei personaggi del bosco dei 100 Acri. Nel precedente articolo abbiamo analizzato l’orsetto Winnie, il maialino Pimpi e il tigrotto Tigro.
Oggi, invece, ci dedicheremo altri tre personaggi dei racconti di Milne: il coniglietto Tappo, l’asinello Hi-Ho e il gufo Uffa
Tappo, il coniglietto giallo, soffre di un disturbo ossessivo compulsivo (DOC): nulla può essere in disordine, tutto deve essere pulito, a posto e, se scopre che qualcosa è nella posizione sbagliata, si affretta subito a metterlo in ordine. Sembra aver bisogno di organizzare sempre la vita degli altri, anche contro la loro volontà, e di porsi sempre al vertice di ogni struttura.
Sì, sembra proprio il comportamento di una qualsiasi madre ossessionata dalla pulizia, ma evitate di darle della disturbata mentale: potrebbe arrivarvi, nella migliore delle ipotesi, una ciabattata in pieno volto!



Come già anticipato nell’analisi di Winnie, per formulare una diagnosi di DOC devono essere presenti ossessioni, compulsioni, o entrambe. Questi devono comportare un concreto dispendio di tempo o causare notevole disagio nel paziente o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. I sintomi non devono poter essere attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o ad altri disturbi mentali.

Hi-Ho è affetto da disturbo depressivo maggiore: è sempre triste ed abbattuto, non ha interesse verso attività specifiche, i suoi movimenti sono estremamente rallentati o assenti e ha ricorrenti pensieri negativi (da non confondere con la depressione post prandiale della domenica pomeriggio: in quel caso, avete semplicemente mangiato troppo!).
Anche il suo colore è un segnale del suo stato: in inglese “sentirsi blu” significa essere giù di morale, depresso.



Secondo il DSM-5, per formulare diagnosi di disturbo depressivo maggiore devono essere presenti: umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni; una marcata diminuzione di interesse o piacere per le attività; una modificazione significativa del peso corporeo; insonnia o ipersonnia; agitazione o rallentamento psicomotori; faticabilità o mancanza di energia; sentimenti di autosvalutazione o sensi di colpa eccessivi o inappropriati; una ridotta capacità di pensare o concentrarsi; pensieri ricorrenti di morte, ricorrente ideazione suicidaria o tentativi di suicidio.
I sintomi causano compromissione significativa del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti e non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza, da un’altra condizione medica o da un disturbo dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici.
Il disturbo depressivo maggiore è inserito nei disturbi depressivi.


Uffa, il gufo, è intelligente, saputello e alquanto arrogante. I suoi interventi in ogni situazione o discussione mostrano un eccesso di sicurezza, con tanto di supponenza. Questi atteggiamenti sono tipici di chi ha una personalità narcisista.
Chi non ha mai incontrato almeno un Uffa nella propria vita!
Tuttavia, Uffa è anche dislessico e disgrafico: a volte, ha difficoltà nella scrittura e capita così che confonda le lettere o le inverta; qualche volta ha scritto anche le parole al contrario!


Per la diagnosi di disturbo narcisistico di personalità, deve essere presente un insieme di sintomi pervasivi di grandiosità, arroganza, presunzione; necessità di ammirazione o di sentirsi speciali; mancanza di empatia, sfruttamento dei rapporti interpersonali per i propri scopi e invidia eterodiretta o percepita da parte degli altri. I sintomi hanno esordio entro la prima età adulta ed è presente in svariati contesti della vita dell’individuo.
Il disturbo narcisistico di personalità è inserito nei disturbi di personalità.
Con dislessia e disgrafia, invece, ci si riferisce ad una difficoltà di apprendimento e nell’uso delle abilità scolastiche (nello specifico, la lettura e la scrittura) nonostante la messa a disposizione di interventi mirati su tali difficoltà.
Le abilità scolastiche colpite devono essere notevolmente e quantificabilmente al di sotto di quelle attese per l’età cronologica dell’individuo e causano significativa interferenza con il rendimento scolastico, lavorativo o con le attività della vita quotidiana.
Le difficoltà di apprendimento iniziano durante gli anni scolastici, ma possono non manifestarsi pienamente fino a che le richieste per quelle abilità non superino le effettive capacità dell’individuo. Le difficoltà di apprendimento non devono essere giustificate da altre disabilità.
La disgrafia e la dislessia sono inserite nei disturbi specifici dell’apprendimento, inclusi a loro volta nei disturbi del neurosviluppo.

Ancora una volta, ribadiamo che il nostro è solo un esperimento, quasi un gioco, che vuole portare all’attenzione di tutti la tematica della salute mentale, troppo spesso sottovalutata.

Giunti, purtroppo alla fine di questo appuntamento, vi invitiamo a continuare a seguirci: nel prossimo articolo tenteremo l’analisi di Kanga, la mamma canguro, con il suo piccolo Ro e di Cristopher Robin, unico personaggio umano dei racconti di Milne!



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